Come mai il sesso nelle relazioni con il tempo si riduce drasticamente?

 

…Oh no! Amore è un faro sempre fisso

che sovrasta la tempesta e non vacilla mai…

Amore non muta in poche ore o settimane,

ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;

se questo è errore e mi sarà provato,

io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

 

W. Shakespeare

 

Ormai sappiamo dalla Scienza dell’Amore che, nelle relazioni sentimentali di ogni cultura, il percorso che l’amore fa per arrivare all’Amore vero e proprio, quello comunemente definito come Amore Romantico, si sviluppa attraverso 4 tappe che appaiono in sequenza lungo il tragitto.

 

Le 4 tappe per arrivare all'amore vero

  1. L’eccitazione e il desiderio forte di vicinanza caratterizza la fase iniziale: ogni contatto, fisico, verbale, ravvicinato o a distanza è eccitante.
  2. La confidenza, l’apertura dei propri sentimenti, il desiderio di fornire supporto reciproco diviene importante nella fase successiva.
  3. L’ansia e l’angoscia da separazione, sentire la mancanza del partner quando non c’è sono gli indicatori che il legame di attaccamento si è formato.
  4. Poter contare sul fatto che la persona amata ci sarà vicina (quando andremo nel mondo e lo esploreremo) è l’effetto base sicura ed è quello che garantisce il mantenimento e il soddisfacimento del rapporto affettivo.

Noi sappiamo, sia perché la scienza è andata avanti e ci ha dimostrato i motivi di certi cambiamenti, sia perché basta osservare i propri rapporti e quelli delle persone che conosciamo, che il desiderio di vicinanza, inteso anche come desiderio sessuale cambia nel corso di queste quattro tappe.

 

L’attrazione, la sessualità, l’infatuazione tipica dei primi momenti di una relazione sono regolate dall’attivazione di alcune porzioni del nostro cervello responsabili delle funzioni che assicurano la sopravvivenza, che regolano il comportamento sessuale e i livelli di fenilanfetamina e dopamina: l’aumento dei livelli di dopamina, quel neurotrasmettitore che regola i centri della gratificazione, spiega perché in questo periodo ci sentiamo particolarmente euforici ed eccitati. È anche il momento in cui tendiamo più facilmente a perdere la testa e questo perché il sistema dopaminergico sta iperfunzionando a discapito di una minore attivazione dei centri più razionali del nostro cervello.

 

Con il tempo la dopamina esaurisce la sua funzione euforizzante e nell’organismo si instaura una condizione di assuefazione esattamente come accade quando si è dipendenti da una sostanza. A questo punto il partner non provoca più quelle reazioni elettrizzanti che facevano andare su di giri e il “bisogno di novità” potrebbe  prevalere sull’abitudine e questo spiegherebbe il motivo per cui molte relazioni si interrompono qui, in questa fase e non progrediscono.

 

Se l’eccitazione e la tensione iniziale producono fenilanfetamine, quei neurotrasmettitori che hanno effetti simili a quelli prodotti dalle anfetamine, è anche vero che l’abitudine a queste sostanze da un lato porta a un’attenuazione dell’allegria e dell’altro stimola il rilascio di endorfine inducendo così una forte sensazione di calma e appagamento nel rapporto. Questi neurotrasmettitori sono responsabili del fatto che la passione - che nel suo aspetto di stato alterato della mente, si riduce drasticamente già dopo i primi 8 mesi dall’inizio della prima tappa, la fase dell’attrazione - diminuisce progressivamente e si esaurisce lungo un periodo che da vari studi corrisponde a 6-7 anni.

 

Basandoci su questi importanti dati sul funzionamento neurochimico del nostro cervello in amore, il desidero di accoppiarsi seguirebbe una formula standard che, nel libro di G.Attili “il cervello in amore”, viene scherzosamente definita come MS: agli inizi di una storia  d’amore si fa sesso mattina e sera, poi il Martedì e il Sabato, con il passare del tempo a Maggio e a Settembre e poi… Magari Succedesse!

 

Da una ricerca basata su interviste effettuate a uomini e donne appartenenti a un campione molto ampio, è emerso che quasi il 50% dei soggetti ha dichiarato che durante i primi 4 anni di matrimonio i loro rapporti sessuali si erano ridotti a due volte e poi a una volta a settimana. Il 43% ha riportato di fare sesso non più di due volte al mese. Le persone in coppia da almeno 15 anni hanno dichiarato che per loro fare sesso era una vera eccezione rispetto al tran-tran quotidiano.

 

Naturalmente se consideriamo il percorso precedentemente esposto, questo non vuol dire che l’amore finisca. È vero piuttosto che il legame tende a subire cambiamenti che nel corso del tempo tendono a renderlo meno frizzante ma più stabile e più profondamente solido. Ed è proprio nella fase in cui il percorso dell’amore arriva a completamento, che si è snodato nel tempo a partire dall’attrazione, attraverso l’innamoramento  e la passione, che si verifica, tra i partner di una relazione, una profonda interdipendenza emozionale che rende indissolubile il legame.

 

di Katia e Sara Santerelli

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