La trappola dell'Inadeguadezza

 

Cosa significa avere una trappola attiva? E cosa comporta, in termini di sensazioni, pensieri, emozioni e comportamenti avere attiva la trappola dell’Inadeguatezza?

Una trappola è un pattern complesso, una struttura cognitiva, uno schema fatto di ricordi, emozioni, cognizioni su se stessi e sugli altri e che si sviluppa a partire da esperienze nocive in cui bisogni emotivi primari non sono stati soddisfatti.

 

L’interazione tra l’ambiente, che frusta i bisogni, e il temperamento della persona, porta allo sviluppo di questo pattern che nel tempo, diventando parte di sé, costituirà una vera e propria trappola, influenzando il modo di vivere e di rapportarsi al mondo, alle persone e a se stessa, favorendo l’azione di stili di coping, cioè di comportamenti, modalità relazionali che saranno lontane dal soddisfare quel tipo di bisogno che in passato era stato frustrato ma che al contrario continueranno a mantenere attiva la trappola, e che si risveglierà nell’età adulta da eventi percepiti simili a quelle esperienze nocive.

 

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Cosa si nasconde dietro alla rabbia: sono sempre arrabbiato, c'è qualcosa che mi sfugge?

Le emozioni svolgono un ruolo importante nella nostra vita e in primo luogo forniscono informazioni su ciò di cui abbiamo bisogno e su ciò che arreca danno.

 

Anche la rabbia ha una funzione importante e può essere vista come “un dono che ci porta a scoprire quali bisogni hanno stimolato la nostra reazione”. 

La rabbia è un’emozione di base, primordiale ed adattiva, che serve a segnalare un bisogno che viene negato e ad attivare le risorse per difendersi da eventuali attacchi provenienti dall’ambiente.

 

Normalmente quand’è che proviamo rabbia?

Quando abbiamo la percezione di aver subito un torto, un danno ingiusto; danno e valutazione di ingiustizia sono gli ingredienti che ci spingono a provare rabbia. Quindi proviamo rabbia quando crediamo che l’altro abbia agito intenzionalmente per ferire, che non vi siano giustificazioni, che il danno subito sia grave e qualcosa che non si potrà ripristinare o avere. Più pensiamo che il torto sia ingiustificato e intenzionale più la nostra rabbia cresce vertiginosamente.

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Paura dell'abbandono: riconoscerla per disinnescarla

Il sentimento di abbandono è uno dei timori più forti che affligge gran parte dei nostri pazienti. Rappresenta una delle paure più grandi e crea diversi disagi nella vita affettiva e relazionale della persona che la prova.

 

In cosa consiste?

Fondamentalmente si esprime nel timore costante che le persone cui siamo profondamente legate possano lasciarci, tradirci o addirittura morire improvvisamente.

Il pensiero più profondo è rappresentato dall' estrema convinzione che si passerà la vita in totale solitudine.

Pertanto si vive in preda alla paura e in uno stato di continua vigilanza, alla ricerca di qualsiasi segnale che confermi il timore che qualche persona significativa si allontanerà dalla propria vita.

Gelosia e possessività sono aspetti che caratterizzano la persona che soffre di paura dell’abbandono.

 

Quando si ha la paura dell’abbandono è raro che le relazione affettive siano calme e stabili, anzi spesso assomigliano a una “montagna russa”.

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BULLISMO: quali segnali cogliere per capire se vostro figlio ne è vittima.

Un bambino o un adolescente è vittima di atti di bullismo quando è esposto ripetutamente nel corso del tempo ad azioni offensive e umilianti perpetuate da parte di uno o più compagni (Olweus 1986-1991).

Il bullismo così come lo definisce Farrington (1933) è “un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole”.

 

Questo significa che l’atto del bullismo può avere diverse manifestazioni, dal beffeggiare, deridere, escludere o isolare, all’usare la forza e due forme, una diretta con il faccia a faccia e una indiretta di cui un esempio è il cyberbullismo. In tutti i casi si tratta comunque e sostanzialmente di una violenza, il cui fine è danneggiare l’altro, sia dal punto di vista psicologico che fisico. Stiamo quindi parlando di una situazione relazionale che tende a perpetuarsi, a intensificarsi e a mantenersi anche sulla base delle risposte emesse della vittima che è prevaricata e da chi osserva le azioni del bullo. 

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La Schema Therapy: un approccio terapeutico innovativo

“Apri gli occhi, guardati dentro, sei soddisfatto della vita che stai vivendo” Bob Marley

 

Ci sono persone che riferiscono di non essersi mai sentite bene, di avere sempre provato un sottofondo di dolore, disagio e sofferenza nella loro vita.

 

 

La Schema Therapy può costituire la “svolta” nella vita di queste persone che da tanto e troppo tempo soffrono. 

 

La Schema Therapy, è un approccio terapeutico innovativo in quanto integra e amplia la terapia cognitivo-comportamentale (CBT ) e le teorie su cui essa si basa, prendendo spunto da diversi modelli teorici, quali la teoria dell’attaccamento, la teoria costruttivista, la scuola psicoanalitica e quella della Gestalt.

 

E’ dimostrata la sua efficacia nel trattamento di pazienti con difficoltà complesse e di lunga durata come i disturbi di personalità, in particolar modo il disturbo borderline di personalità, come dimostrato dallo studio scientifico condotto dal Prof. Arnoud Arntz.

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Contatta lo psicologo!

“Essere umani è aver bisogno degli altri e questo non è né un difetto e né una debolezza” S.Johnson.
“Essere umani è aver bisogno degli altri e questo non è né un difetto e né una debolezza” S.Johnson.

La capacità di chiedere aiuto è un’operazione che richiede coraggio perché nel momento in cui sentiamo di avere bisogno di aiuto siamo nettamente vulnerabili e per poter essere aiutati abbiamo bisogno di sentire che possiamo fidarci, che non verremmo giudicati e che verremmo accolti.

 

La capacità di chiedere aiuto rappresenta una risorsa fondamentale nella vita ed è condizionata dalla tipologia di attaccamento che l'individuo ha sviluppato nel corso della sua vita con le figure di riferimento principali.

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Le trappole della mente

Spesso rimanete coinvolti in relazioni con persone che si mostrano fredde o pensate che le persone a voi vicine non vi capiscano?

Vi sentite sbagliati e che nessuno potrà veramente amarvi se vi conoscesse veramente?

Avete il timore che possa capitarvi qualcosa di brutto e che persino un lieve mal di testa, o una leggera tachicardia scateni in voi la paura di avere una malattia o di morire?

Vi accorgete che continuate ad essere infelici, insoddisfatti, irrealizzati nonostante gli altri vi dimostrino la loro approvazione?

 

 

Queste domande rappresentano dei temi “caldi” nella nostra vita e se avete risposto si a una o più di queste domande, la vostra trappola è attiva.

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Dove sono i freni della nostra mente?

Quante volte capita di pensare cose di questo tipo “non sei amabile…la vita non ha senso…c’è qualcosa di sbagliato in te, dovresti vergognarti…sei cattivo” magari in relazione ad eventi dolorosi … e quando questo succede, non importa quanto siamo intelligenti o quanto abbiamo fatto di importante o grandioso fino a quel momento, abbiamo bisogno di sapere come mettere i freni mentali.

Perché quando le cose ci entrano in testa, come un giudizio o altro, è un problema!

 

Come si fa a non pensare a certe cose?

 

Siamo in grado di controllare, abbassare il volume dei nostri pensieri? Dove sono i freni della nostra mente, di questo meraviglioso dispositivo, che se da un lato ci permette di fare grandi cose, risolvere problemi, prevedere, pianificare, valutare, astrarre o creare, dall’altro, se non adeguatamente gestita, non ci permette di vivere nella direzione dei nostri valori e dei nostri reali bisogni portandoci nella direzione sbagliata. E quando lo fa dobbiamo sapere come rallentarla e metterle dei freni.

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Qual'è la chiave per avere relazioni amorose soddisfacenti?

Le relazioni amorose continuano ad essere uno dei temi più cari alle persone e uno degli ambiti che più affascina studiosi e professionisti.

 

 

Viviamo in un società sempre più improntata all’isolamento sociale dove non vi è più la possibilità di vivere come una comunità, dove lavoriamo spesso molte più ore come pendolari, dove si ha sempre meno opportunità di costruire relazioni e la confidenza e il condividere esperienze intime sta diventando un lusso che solo pochi sperimentano.

 

 

Ci si sente sempre più soli, senza nessuno su cui fare affidamento, con una percezione e sensazione di mancanza di approdo sicuro nei momenti di difficoltà e pertanto diventa chiaro come possa essere indispensabile e importante comprendere come far funzionare una relazione amorosa, come renderla duratura.

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Come amano i narcisisti

Il tema centrale del narcisista è il valore di sé che rappresenta un elemento di fragilità emotiva e relazionale e che orienta prevalentemente la sua vita.

 

Gli altri sono visti o come persone di alto valore e di ammirazione diventando ulteriori “status symbol" che confermano il suo valore personale, o persone “degne” di critica se in qualche modo minacciano il suo valore personale.

 

Nelle relazioni interpersonali e in quelle amorose tende a mostrare la sua superiorità, esagerando e millantando risultati ottenuti, dal successo lavorativo e economico, al successo con le persone.

 

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Paura di sentire

Quante volte abbiamo pensato di fronte alla sofferenza, di fronte a spiacevoli situazioni che ci hanno colpito emotivamente “se fossi meno sensibile….non vorrei sentirmi così…perché non mi scivolano addosso...

 

Ci preoccupiamo costantemente delle nostre emozioni dolorose come se queste fossero minacce al nostro equilibrio, al nostro benessere psicologico. Queste non solo ci fanno star male ma a volte sono anche difficili da accettare, nel senso che quando le sperimentiamo facilmente ci critichiamo per il fatto di averle provate.

 

Certamente le emozioni, a volte, sono davvero intense e potenzialmente destabilizzanti ma nella maggior parte dei casi il punto fondamentale è un altro.

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LOVE ADDICTION: l’amore nei dipendenti affettivi

La dipendenza affettiva si differenza delle altre forme di dipendenza in quanto si manifesta nei confronti di una persona e ciò la rende più difficile da riconoscere e da contrastare. 

 

Nella dipendenza affettiva spesso il soggetto non ne è consapevole considerandosi vittima, in genere, di un narcisista o un manipolatore ponendo, quindi, all'esterno l´origine della propria sofferenza.

 

La persona vive costantemente nell’ansia di poter perdere la persona amata, ha bisogno di continue rassicurazioni da parte del partner e può sviluppare con il tempo anche un fenomeno di vera e propria “astinenza emotiva” nel momento in cui il partner è assente.

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